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La Mappa di Partecipazione Attiva

Ci vogliono soli.
Perché da soli non contiamo nulla.

L’isolamento dei cittadini attivi non è un incidente. È il modo più economico ed efficace per renderli innocui. E funziona da decenni.

In Italia ci sono migliaia di persone che si occupano seriamente di qualcosa. Un comitato che si batte per un ospedale. Un’associazione che segue il diritto alla casa. Un avvocato che di sera studia una legge elettorale. Un medico che sa esattamente perché le liste d’attesa sono quelle che sono.

Quasi nessuna di queste persone sa dell’esistenza delle altre. Nemmeno quando abitano nella stessa città. Nemmeno quando si battono, negli stessi mesi, esattamente per la stessa cosa.

Non è sfortuna. È il risultato prevedibile di un sistema che funziona meglio così.

“Divide et impera” non è una citazione colta. È un metodo di governo, ed è ancora in servizio.

Un comitato di quartiere che vince una battaglia locale è una notizia di cronaca. Cento comitati che si trovano, si parlano e decidono di muoversi insieme sono un problema politico — per chi ha interesse a che le cose restino come sono.

Ecco perché la frammentazione conviene: non serve reprimere nessuno, basta che nessuno si trovi.

Cosa cambia se ci troviamo

Non è retorica. È aritmetica.

50.000firme per una legge di iniziativa popolare (art. 71 Cost.)
500.000firme per un referendum abrogativo (art. 75 Cost.)
0quelle che raccoglie chi è solo

Cinquantamila firme autenticate non le raccoglie un movimento con due sedi. Le raccoglie una rete che sa dove sono i suoi: chi può tenere un banchetto a Torino, chi conosce un autenticatore a Bari, chi ha una piazza a Palermo il sabato mattina.

Lo stesso vale per le competenze. Una proposta di legge scritta male viene cestinata in commissione. Una scritta bene, con i numeri giusti e gli articoli giusti, va discussa. Le competenze per scriverla bene esistono già — sono sparse tra le persone che ci leggono, e oggi non sappiamo nemmeno chi sono.

Un legale. Un medico. Un chimico che sa leggere le analisi dell’ARPA. Un contabile che sa smontare un bilancio comunale. Un insegnante. Un agronomo. Qualcuno che ha già fatto una raccolta firme e sa dove si sbaglia.

Le persone che servono ci sono già. Manca soltanto il modo di trovarle.

Come funziona

  1. Ti metti sulla mappa Dici chi sei, in che comune sei, quali temi ti stanno a cuore e quali competenze puoi mettere a disposizione. Nome, comune, temi: nient’altro.
  2. Cerchi Scrivi “sanità”, “legge elettorale”, “ambiente”, “legale”. Vedi chi, vicino a te, si occupa della stessa cosa. Associazioni e singoli cittadini, sulla stessa mappa.
  3. Si parte da un obiettivo Nella sezione Azioni apriamo appelli concreti: una raccolta firme, un ricorso, una mozione da portare in un consiglio comunale. Ognuno ha una soglia: quando abbastanza persone dicono “ci sono”, convochiamo una riunione e si parte.

Non è un social network. Non è un elenco da guardare. È uno strumento di lavoro: serve a far succedere delle cose.

Cosa non facciamo con i tuoi dati

I temi che indichi possono rivelare le tue opinioni politiche: per la legge europea sono dati particolarmente protetti (art. 9 GDPR), e li trattiamo come tali. L’informativa completa è in fondo alla pagina della mappa.

Da soli si resiste. Insieme si cambia.

Bastano due minuti. Poi, la prossima volta che serve una firma, una competenza o una piazza, sapremo che ci sei.

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