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🗺️ Democrazia partecipativa

Non mancano i cittadini attivi. Manca che si vedano.

Ogni comitato riparte da zero, ogni battaglia si combatte da soli. Il problema non è la scarsità di persone: è che sono invisibili le une alle altre. La Mappa è il nostro tentativo di risolverlo.

Partecipazione Attiva Documento di posizione Partecipazione Attiva
Partecipazione Attiva
Documento di posizione — Partecipazione Attiva

C’è una frase che in ogni assemblea civica torna sempre, uguale a sé stessa: “Il problema è che siamo divisi. Bisognerebbe fare rete.”

La si dice, tutti annuiscono, e poi ognuno torna nel proprio gruppo. Alla riunione successiva la frase ricompare, identica. È una diagnosi che tutti condividono e che nessuno ha mai tradotto in uno strumento.

Non è ipocrisia. È che manca l’infrastruttura. Non sappiamo nemmeno chi c’è.

Il disarmo delle competenze

Il danno non è astratto. Si misura ogni volta che un comitato di cittadini si oppone a una decisione amministrativa e perde.

Chi ha attraversato quelle battaglie lo sa: un gruppo civico non possiede, o possiede solo in parte, gli strumenti di conoscenza che rendano qualificata e fattibile una proposta alternativa. Contestare una delibera richiede dati tecnici, competenze acquisite, capacità di leggere un progetto. Senza quelle, la protesta resta protesta — e viene archiviata.

Il punto è che quelle competenze esistono. C’è un ingegnere in pensione a due isolati. C’è un’avvocata che si occupa di diritto amministrativo nello stesso quartiere. C’è chi sa leggere un bilancio comunale, chi ha lavorato in una ASL, chi conosce l’urbanistica.

Ma le tematiche della cittadinanza attiva richiedono competenze diversificate, che è difficile trovare tutte in una sola persona. E quelle persone, semplicemente, non si trovano. Non perché si nascondano: perché non c’è nessun posto dove guardare.

Ogni volta si riparte da zero

La conseguenza è uno spreco continuo.

Un gruppo apre una battaglia sulla sanità in una provincia, e non sa che a quaranta chilometri un altro gruppo ha già raccolto i dati, già scritto l’esposto, già incassato il rifiuto e imparato dove stava l’errore. Un comitato si costituisce contro una delibera, e ignora che nella stessa regione c’è chi quella delibera l’ha già impugnata.

Nel frattempo, chi ha il potere di decidere non ha questo problema. Ha uffici, consulenti, banche dati, continuità. La disparità non è solo di forza: è di organizzazione.

Cosa abbiamo costruito

Partecipazione Attiva ha una mappa.

Ognuno scrive dove si trova, quali temi gli stanno a cuore e quali competenze può mettere a disposizione. Poi si cerca — per tema, per competenza, per luogo — e si trova chi si sta battendo per le stesse cose lì vicino. Cittadini singoli e associazioni, in Italia e nel mondo.

Non è un tesseramento. Entrare nella mappa non è iscriversi a Partecipazione Attiva: non c’è quota, non c’è adesione, non si rinuncia alla propria sigla né alla propria autonomia. La mappa l’abbiamo costruita noi e ne paghiamo i costi, ma è uno spazio comune.

Chi entra resta esattamente quello che era. In più, diventa trovabile.

Le persone, non i dati

Una precisazione che conta, perché sappiamo che è la prima obiezione.

Sulla mappa compaiono solo il nome con l’iniziale del cognome — o il nome dell’associazione — il comune, i temi, le competenze e la descrizione che ciascuno scrive di sé. L’email non è mai pubblica. Il punto sulla mappa è il centro del comune, mai l’indirizzo di casa: non usiamo il GPS.

Se qualcuno vuole mettersi in contatto, manda un messaggio. Chi lo riceve legge, valuta e decide: solo se accetta, i due indirizzi vengono scambiati. Chi non risponde non subisce nulla, e chi ha scritto non avrà mai il suo recapito.

I dati stanno su server europei e si cancellano con un click, in qualsiasi momento.

Perché lo facciamo

Il nostro Manifesto, nel 2022, si proponeva di:

“porre in atto azioni pubbliche di superamento dell’individualismo, favorendo una cooperazione che permetta di creare quella massa critica e rete di condivisione, per consentire al gruppo di ottenere risultati solidali.”

La Mappa è quella frase resa strumento.

Serve massa critica: con venti nomi resta un esercizio. Con duecento, cambia il modo in cui ci si muove. Ma il primo passo non lo può fare un movimento — lo fanno le persone, una alla volta.

Entra nella Mappa. Cerca chi ti somiglia. Cominciamo a contarci.

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