Il 6 maggio 2026, l’OCSE ha presentato al CNEL il rapporto “Profilo della Sanità 2025: Italia”. I dati sono impietosi e confermano quello che Partecipazione Attiva denuncia da anni: il Servizio Sanitario Nazionale sta cedendo sotto il peso delle liste d’attesa e dei tagli alla spesa pubblica. (Fonte: ANSA, 6 maggio 2026)
I numeri che fanno paura
Il nodo si concentra sulle prime visite specialistiche e sugli esami diagnostici, che rappresentano oltre il 60% di tutti gli ostacoli all’accesso legati ai tempi di attesa. Chi è povero aspetta di più, si cura di meno, muore prima. Non è una tragedia naturale: è il risultato di scelte politiche precise.
Il ministro dice che va meglio. I dati dicono altro
Il 4 maggio il ministro Schillaci ha dichiarato su Rai1 che “l’81% delle visite specialistiche viene erogato nei tempi”. (Fonte: DIRE.it, 4 maggio 2026) Ma questo significa che quasi 1 visita su 5 non viene eseguita nei tempi previsti dalla legge. E i dati OCSE dimostrano che il problema non si sta risolvendo: si sta aggravando, specialmente per le famiglie meno abbienti.
Secondo i dati di Cittadinanzattiva, i tempi di attesa reali sono drammatici: fino a 360 giorni per una TAC al torace, 540 per una risonanza all’encefalo, 720 per una colonscopia. Più della metà dei cittadini dichiara di aver rinunciato almeno una volta a visite o esami. (Fonte: Cittadinanzattiva / Sanità Informazione, 2026)
La sanità pubblica è una delle battaglie fondanti di PA. Paolo Neri ha documentato il collasso del SSN nell’articolo “Salute in Vendita”. Ogni nuovo dato OCSE è la conferma che avevamo ragione. Ma avere ragione non basta: servono azioni, pressione politica, voce nei luoghi dove si decide. Sostenere PA significa finanziare chi porta questi dati dove devono arrivare — nelle commissioni parlamentari, nei dibattiti pubblici, nella coscienza dei cittadini.
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