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🏠 Diritto alla Casa

Il diritto alla casa: diritti e doveri

La proposta di Partecipazione Attiva per una riforma strutturale dell’abitazione in Italia: otto misure, molte a costo zero.

Partecipazione Attiva Documento di posizione Partecipazione Attiva
Partecipazione Attiva
Documento di posizione — Partecipazione Attiva
Il criterio La casa è un bisogno primario, ma non è ancora un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione. Questa non è una proposta assistenzialista né una difesa acritica della proprietà: è una posizione di responsabilità repubblicana. Lo Stato garantisce il diritto, il cittadino rispetta il patto. Senza questa simmetria, qualunque riforma resta demagogia — quattro chiacchiere tra amici.

In Italia le liste d’attesa per gli alloggi popolari contano 250.000 famiglie e il 79% dei giovani tra i 20 e i 29 anni vive ancora con i genitori: quasi il doppio della media europea. Il decreto-legge n. 66 del 7 maggio 2026 (Piano Casa) ha avviato interventi urgenti su ERP, housing sociale e rigenerazione urbana. Partecipazione Attiva lo considera un punto di partenza necessario ma insufficiente: un piano edilizio senza riforma della gestione, della trasparenza e della reciprocità tra Stato e cittadino rischia di riprodurre gli stessi problemi su scala maggiore. Questa proposta affronta ciò che il decreto non tocca.

La proposta in quattro quadri

Prima dei dettagli tecnici, il senso della battaglia in un racconto per immagini. PensAttivo accompagna il lettore dal problema alla soluzione — ma ogni quadro va letto per intero: l’illustrazione sintetizza, il testo chiarisce.

Fumetto PensAttivo, tavola 1: il problema. Famiglie in fila, giovani che restano dai genitori, alloggi pubblici non censiti.
1. Il problema. I numeri non sono astratti: 250.000 famiglie in graduatoria, giovani che restano in casa non per scelta ma perché un affitto si mangia metà dello stipendio, e uno Stato che non ha nemmeno un censimento aggiornato degli alloggi che possiede. Non è solo mancanza di case: è soprattutto mancanza di gestione.
Fumetto PensAttivo, tavola 2: il patto. Lo Stato garantisce la casa, il cittadino la rispetta, gli spazi comuni sono di tutti.
2. Il patto. Il diritto alla casa non è un assegno a fondo perduto. È un patto a due: lo Stato garantisce l’alloggio dignitoso, il cittadino lo mantiene, rispetta gli spazi comuni e le regole condominiali. Diritti e doveri, insieme: l’uno senza l’altro è demagogia.
Fumetto PensAttivo, tavola 3: la nuova edilizia. Case popolari dentro la città, patto con i costruttori, una parte a canone calmierato.
3. La nuova edilizia. Case popolari dentro il tessuto urbano, tra la gente, non ghetti ai margini. E un patto con l’edilizia privata: nei nuovi complessi una quota di unità ad affitto calmierato, per la fascia intermedia esclusa sia dall’edilizia pubblica sia dal mercato libero.
Fumetto PensAttivo, tavola 4: giustizia. Chi non può va aiutato, chi non vuole resta fuori, ogni caso valutato a sé.
4. Giustizia. Qui sta il cuore della riforma: distinguere. Chi non può pagare per perdita del lavoro o malattia va sostenuto con un fondo di garanzia. Ma «chi non vuole» è chi non paga pur potendo, semplicemente perché oggi sa che non verrà sanzionato: canoni ignorati per anni, procedure lunghe un decennio. La proposta non colpisce i deboli: colpisce l’impunità. Ogni situazione va valutata per quello che è, caso per caso.

La crisi in numeri

250.000
famiglie in lista d’attesa per una casa popolare
24.000+
alloggi ERP occupati abusivamente, sottratti ad assegnazione e manutenzione
79%
dei giovani 20–29 anni vive con i genitori (media UE: 54%)
51 mln€
canoni non pagati l’anno alla sola ATER Roma; credito accumulato 1,25 miliardi
19%
dei nuclei ERP è moroso; i ricavi coprono solo il 45% dei costi di gestione
47%
del reddito assorbito dall’affitto medio a Milano (Roma 36%, Bologna 38%)

Fonti: Ministero delle Infrastrutture, ATER Roma, RIFday, Segugio.it, BusinessOnLine, Corte Costituzionale sent. n. 1/2026.

1. Riforma costituzionale

Il riconoscimento esplicito del diritto all’abitazione tra i diritti sociali fondamentali. L’art. 47 della Costituzione parla di «accesso del risparmio popolare alla proprietà dell’abitazione», non di diritto fondamentale. La proposta è inserire nella Carta il riconoscimento esplicito del diritto all’abitazione dignitosa tra i diritti sociali fondamentali della Repubblica, accanto alla tutela della salute e del lavoro. Non un regalo, ma un obbligo strutturale dello Stato di creare le condizioni perché ogni cittadino abbia un tetto.

2. Censimento obbligatorio del patrimonio ERP

Lo Stato non sa quante case pubbliche ha. Nel 2026 non si conosce il numero esatto degli alloggi pubblici né chi li occupa realmente. È un’anomalia inaccettabile: anagrafe digitale nazionale aggiornata ogni anno (numero, ubicazione, dimensione, occupante, titolo giuridico); verifica biennale dei requisiti degli assegnatari (reddito, composizione del nucleo, residenza effettiva); pubblicazione online dei dati aggregati per regione e comune; supporto agli enti locali con strumenti digitali condivisi e fondi dedicati.

3. Stop all’ereditarietà dell’alloggio pubblico

La casa popolare non è un bene di famiglia. La normativa attuale consente il subentro a parenti o affini entro il terzo grado quasi automaticamente: molte abitazioni vengono tramandate come proprietà privata. Ogni cambio di occupanti richiede una nuova domanda e una nuova verifica dei requisiti, senza automatismi; se il nucleo si riduce, l’ente verifica la proporzionalità rispetto al bisogno attuale; la revoca segue tempi certi (preavviso scritto, due accertamenti annuali consecutivi, provvedimento entro 30 giorni — modello già vigente in Lombardia, r.r. 2025) con diritto al contraddittorio, valutazione sociale preventiva nei casi fragili e ricorso amministrativo.

4. Patto di responsabilità abitativa

Diritti e doveri certi, firmati all’assegnazione. La casa pubblica si degrada anche per l’indifferenza di chi la abita: cantine usate come depositi, terrazze occupate, ascensori vandalizzati. Il patto è un documento firmato all’assegnazione: mantenere l’alloggio in condizioni dignitose (ispezioni programmate e comunicate con anticipo); non occupare spazi comuni con uso privato; partecipare alle assemblee condominiali; sistema di punteggio positivo (chi mantiene bene ottiene priorità al rinnovo e prelazione sull’acquisto); cessazione dell’assegnazione per chi degrada sistematicamente, con tempi certi, previo contraddittorio e accompagnamento sociale nei casi di fragilità accertata.

5. Morosità cronica: fine dell’impunità

Distinguere chi non può da chi non vuole. A Roma ATER perde 51 milioni l’anno: il canone medio è 100€/mese ma il 50% degli inquilini non lo versa. I ricavi reali sono 600€/anno per alloggio contro 1.800€ di costi: gli enti non hanno fondi per la manutenzione, le case si deteriorano, tutti ci perdono. La morosità incolpevole (perdita del lavoro, malattia, eventi improvvisi) trova un fondo di garanzia temporaneo con rimborso rateale concordato; la morosità cronica volontaria attiva procedure di recupero veloci e automatiche, con perdita del diritto all’assegnazione in tempi certi, non decennali; pubblicazione annuale dei tassi di morosità per ente e comune.

6. Gestione condominiale

Chi paga non subisce le conseguenze di chi non paga. Nelle case popolari il proprietario pubblico risponde in solido per le spese insolute: chi paga regolarmente subisce tagli a riscaldamento, acqua o ascensore per colpa altrui. Serve un fondo di solidarietà condominiale gestito dall’ente, che copre le spese in caso di morosità e addebita il costo al moroso; i servizi essenziali non possono essere sospesi ai paganti regolari per inadempienze altrui; contratti di utenza intestati all’ente gestore; tempi massimi di recupero (procedura entro 60 giorni dall’intervento del fondo, recupero concluso entro 18 mesi salvo contenzioso).

7. Patrimonio privato inutilizzato: incentivi, non divieti

Il problema non è solo la carenza fisica di case. Milioni di abitazioni risultano non utilizzate, ma vanno distinti immobili inagibili, seconde case stagionali in zone a bassa domanda e abitazioni disponibili tenute vuote nelle città ad alta pressione. Su queste ultime si interviene con incentivi strutturali: cedolare secca al 10% per il canone concordato pluriennale (oggi al 21% libero); detrazione IRPEF totale sui canoni concordati oltre 4 anni; tassazione progressiva sulle abitazioni sfitte oltre la seconda nelle zone ad alta tensione abitativa. Per la fascia intermedia esclusa sia dall’ERP sia dal mercato libero servono housing sociale e affitto calmierato. Sugli affitti brevi turistici: regolamentazione, non divieto — licenza comunale con numero massimo per zona, tetto annuale di giorni (es. 120), obbligo di residenza anagrafica per il locatore agevolato, facoltà dei Comuni di sospendere nuove autorizzazioni nelle zone a rischio spopolamento.

8. Liste d’attesa: criteri sul bisogno reale

Assegnare in base alla necessità, non alla numerosità. La sentenza n. 1 dell’8 gennaio 2026 della Corte Costituzionale ha stabilito che nelle graduatorie ERP deve prevalere il reale stato di bisogno. La proposta concorda e aggiunge: il punteggio misura il disagio documentato (reddito, condizione abitativa, fragilità sanitaria), non il numero di componenti in assoluto; gli alloggi si assegnano proporzionalmente alla dimensione del nucleo; monitoraggio continuo del reddito, con chi migliora significativamente che contribuisce con un canone più alto o lascia spazio a chi ha più bisogno, secondo modalità definite per legge.

Quanto costa e cosa produce

Una proposta seria deve rispondere alla domanda: chi paga? La risposta è che la maggior parte delle misure non richiede nuova spesa pubblica, ma recupera risorse già disperse nel sistema.

* Stima nazionale basata su dati ATER Roma proiettati sul patrimonio ERP totale.
MisuraStimaEffetto
Morosità ERP300–400 mln/anno*Riduzione dal 19% al 10%: libera risorse senza nuovi fondi
Alloggi abusivi recuperati24.000+ unitàRitorno al circuito legale: riduce la lista d’attesa
Censimento digitale ERPCosto amm.voFinanziabile con fondi PNRR già stanziati per la PA digitale
Patto di responsabilitàZeroRiduce i costi di manutenzione straordinaria
Tassazione case sfitteGettito aggiuntivoReinvestito nel fondo edilizia residenziale pubblica
Regolamentazione affitti breviLicenze comunaliRisorse ai Comuni per politiche abitative locali
Fondo morosità incolpevoleDa definireCopertura: riordino fondi nazionali + riduzione esenzioni su seconde/terze case sfitte
Non è assistenzialismo?

No. Ogni diritto è legato a un dovere: patto di responsabilità, verifica dei requisiti, revoca per chi degrada o non paga volontariamente. Lo Stato crea le condizioni, il cittadino rispetta il patto.

Non è un attacco alla proprietà privata?

No. Sul patrimonio privato inutilizzato la leva sono gli incentivi fiscali (cedolare al 10%, detrazioni), non i divieti. Anche sugli affitti brevi si sceglie la regolamentazione, non la proibizione.

PDF
Il documento integraleLa proposta completa «Il diritto alla casa: diritti e doveri» (v8) — premessa, dati, otto misure e tabella di sostenibilità economica.
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Il diritto alla casa è un contratto tra il cittadino e la Repubblica. Molti parlano di diritto alla casa come fosse un regalo. Molti altri difendono la proprietà come fosse intoccabile. Partecipazione Attiva occupa uno spazio diverso: tutela forte del diritto abitativo, con disciplina e reciprocità. Non è assistenzialismo. Non è liberismo. È responsabilità repubblicana. Le regole valgono per tutti: per lo Stato che deve garantire il diritto, e per il cittadino che deve rispettare il patto.

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