Dove siamo arrivati
Dopo settimane di lavori in commissione, venerdì 26 giugno 2026 la proposta di riforma della legge elettorale — ribattezzata Stabilicum dalla maggioranza, Melonellum dagli avversari — è approdata nell'Aula di Montecitorio per la discussione generale. È il primo passaggio pubblico di un percorso che il centrodestra vuole chiudere alla Camera entro metà luglio, per poi trasferirlo al Senato.
Partecipazione Attiva segue questo iter passo dopo passo, senza schierarsi per uno o per l'altro fronte, ma con una sola bussola: capire cosa cambia concretamente per il cittadino che entra nella cabina elettorale.
Lo Stabilicum nasce per sostituire l'attuale legge elettorale (il Rosatellum) prima delle prossime elezioni politiche, previste nel 2027. Cambiare le regole del voto a un anno dal voto è il cuore della discussione: non è un dettaglio tecnico, è la cornice entro cui si decide quanto conta il nostro voto.
Cosa prevede lo Stabilicum
L'impianto è un sistema proporzionale con un premio di maggioranza (definito «di governabilità»). I punti principali, allo stato attuale del testo:
• Niente ballottaggio: se nessuno raggiunge il 42%, si passa al proporzionale puro
• Liste bloccate: si vota il simbolo del partito, i candidati entrano secondo l'ordine deciso dalle segreterie
• Nessuna preferenza nel testo attuale (ma è il nodo più discusso: vedi sotto)
• Obbligo del candidato premier sulla scheda: ogni lista deve indicarlo, pena l'inammissibilità
• Voto degli italiani all'estero: nuove misure di tracciamento dei plichi, con QR code anti-contraffazione
Cosa cambia per chi vota
Tradotto dal linguaggio tecnico, ecco cosa significa per l'elettore comune.
Il premio di maggioranza. L'obiettivo dichiarato è la stabilità: chi vince le elezioni dovrebbe poter governare con una maggioranza solida, riducendo il rischio di governi che cadono o cambiano colore a metà legislatura. La critica opposta è che un premio così ampio può trasformare una minoranza di voti reali in un'ampia maggioranza di seggi, sovra-rappresentando chi arriva primo.
Le liste bloccate. Con questo meccanismo l'elettore sceglie il partito, ma non la persona: i nomi che entrano in Parlamento li decide la segreteria, in base all'ordine in lista. È il punto che più tocca il rapporto tra cittadino ed eletto.
Il nome del premier sulla scheda. Da un lato dà all'elettore un quadro più chiaro su chi guiderà il governo; dall'altro obbliga ogni coalizione a indicare in anticipo un leader, anche quando l'accordo interno non è ancora maturo.
Lo scontro in Aula
Il primo giorno di discussione generale, il 26 giugno, si è svolto in un'aula semivuota — cosa frequente in questa fase, quando non si vota ancora — ma con toni già molto accesi. La protesta di un deputato dell'opposizione è arrivata fino all'espulsione dall'emiciclo.
Le posizioni sono nette e opposte. La maggioranza rivendica una riforma che garantisce governabilità e chiarezza: chi vince governa, senza ribaltoni. Le opposizioni denunciano una forzatura sui tempi e contestano in particolare le liste bloccate e la norma sulle firme, che esonera dalla raccolta solo i partiti già dotati di un gruppo parlamentare costituito entro la fine del 2025 — una regola che penalizza le formazioni più nuove.
Il nodo delle preferenze
È il tema che divide trasversalmente, persino dentro la maggioranza. Una parte del centrodestra spinge per reintrodurre le preferenze, mentre gli alleati frenano; e anche nell'opposizione c'è chi le rivendica apertamente. Per il cittadino la posta è semplice: con le preferenze si sceglie la persona, non solo il simbolo. Senza, la selezione degli eletti resta nelle mani dei vertici di partito.
I prossimi passaggi
• 1° luglio: la riunione dei capigruppo fissa la scadenza dei lavori in Aula
• Seconda metà di luglio: voto sulle pregiudiziali di costituzionalità presentate dall'opposizione
• Metà luglio: la maggioranza punta al primo via libera della Camera, per ora senza voto di fiducia
• Agosto: passaggio al Senato, dove la fiducia resta un'ipotesi
Il fronte costituzionale
C'è un elemento che Partecipazione Attiva ritiene decisivo e che spesso resta sullo sfondo. La Corte costituzionale ha più volte raccomandato di non varare leggi elettorali nell'anno che precede il voto, proprio per non alterare le regole del gioco a ridosso della partita.
Nel frattempo, la Corte di Cassazione ha fissato per il 29 ottobre 2026 l'udienza pubblica sul ricorso che contesta la legittimità costituzionale dell'attuale Rosatellum. I promotori hanno già annunciato che chiederanno di anticipare la trattazione, proprio in ragione dell'accelerazione parlamentare sullo Stabilicum. Due percorsi — quello politico e quello giudiziario — che rischiano di incrociarsi.
➡️ Approfondisci: il ricorso in Cassazione del 29 ottobre
Perché Partecipazione Attiva segue questa riforma
La legge elettorale non è una materia per soli addetti ai lavori: è lo strumento con cui i cittadini esercitano una quota essenziale della sovranità popolare. Come si vota determina quanto conta il voto.
Per questo non facciamo il tifo per uno schieramento. Chiediamo tre cose semplici e di buon senso: regole chiare, scritte alla luce del sole e non con comunicati stampa; rispetto dei tempi indicati dalla Corte costituzionale; e che la scelta degli eletti torni il più possibile nelle mani dei cittadini, non delle segreterie.
L'astensionismo cresce ogni volta che le persone sentono che il loro voto non incide davvero. Una buona legge elettorale dovrebbe fare l'esatto contrario: avvicinare il cittadino alla decisione, non allontanarlo. È con questo metro che continueremo a seguire, e a raccontare, ogni passaggio dello Stabilicum.