Con APE (Assemblea Popolare Ecumenica), Partecipazione Attiva lancia una nuova idea di Democrazia Partecipativa per rendere i cittadini parte attiva nella gestione politica del nostro Paese.
È la proposta di legge più importante del movimento: una riforma costituzionale che non aggiunge un partito né un candidato, ma uno strumento permanente attraverso cui ogni cittadino può obbligare le istituzioni ad ascoltare e a rispondere. Elaborata da Angelo Nicotra, Presidente di Partecipazione Attiva, ed è oggi proposta ufficiale del movimento.
Il problema che l'APE vuole risolvere
Tra un'elezione e l'altra, per cinque anni, il cittadino non ha più voce. La democrazia italiana funziona per delega: si vota, si affida il mandato a chi è eletto, e fino al voto successivo la partecipazione è di fatto sospesa. Il modello ha retto finché esistevano i corpi intermedi — partiti di massa, sindacati, associazioni capillari — che tenevano aperto un canale permanente tra società e istituzioni. Quei corpi si sono dissolti.
Non è apatia: gli studi mostrano che è rifiuto consapevole di un sistema percepito come distante e non più influenzabile. L'APE non sostiene che «il sistema ha fallito, quindi va rimpiazzato» — sarebbe una tesi sbagliata e pericolosa. Sostiene qualcosa di più modesto e più solido: manca un meccanismo istituzionale che mantenga viva la voce dei cittadini nel tempo che intercorre tra le elezioni, e che obblighi le istituzioni a prendere posizione su quella voce invece di ignorarla.
Cos'è l'APE, e cosa non è
Prima di descrivere cosa fa l'APE, è più importante fissare con precisione cosa l'APE non fa e non potrà mai fare — è proprio da questi confini che dipende la sua legittimità costituzionale.
La sua forza è procedurale e reputazionale, non giuridico-sanzionatoria. Gli atti dell'Assemblea Popolare producono effetti esclusivamente procedurali: attivano il dovere dell'istituzione destinataria di esaminare l'istanza e di pronunciarsi con relazione motivata e pubblica. Non producono effetti normativi diretti né vincolano nel merito il contenuto delle leggi o i singoli voti parlamentari.
Il sorteggio, non l'elezione
I componenti dell'APE sono scelti per sorteggio fra i cittadini, mai per elezione — è la scelta più identitaria del progetto, e anche la più contro-intuitiva. L'elezione, per quanto democratica, produce inevitabilmente ciò che si vuole tenere fuori dall'APE: candidature, campagne, raccolta di consenso, schieramenti, carriere. Il sorteggio, al contrario, produce uno specchio statistico della popolazione: persone comuni che portano il punto di vista reale del Paese, non quello filtrato dagli apparati — lo stesso principio già in uso nei giudici popolari delle Corti d'Assise.
L'estrazione avviene dalle liste elettorali, con stratificazione per età, genere e territorio, così che lo specchio sia fedele. La partecipazione è volontaria nel senso che chi è estratto può rinunciare, ma la base di estrazione è l'intero corpo elettorale, non un registro di volontari.
Tre livelli orizzontali, nessuna gerarchia
L'APE si articola su tre livelli — comunale (APEC), regionale (APER) e nazionale (APEN) — ma questi non sono gradini di una scala: nessun livello comanda sull'altro. Sono microfoni accordati ciascuno al proprio interlocutore istituzionale: l'APEC parla al Comune, l'APER alla Regione, l'APEN allo Stato. Un'istanza sale di livello solo quando emerge in modo ricorrente su più territori diversi, o quando riguarda una materia di competenza esclusiva di un livello superiore — mai per decisione discrezionale di un "centro".
Nel canale che porta le istanze territoriali verso il livello nazionale, ogni territorio ha pari rappresentanza, indipendentemente dalla popolazione: è una garanzia contro la discriminazione, non un favore ai piccoli comuni — nessun cittadino deve pesare meno nel farsi ascoltare per il solo fatto di vivere in un luogo meno popoloso.
Il ciclo dell'istanza: voce, risposta, verifica, referendum
È il cuore operativo del progetto: come una richiesta nasce dal cittadino, percorre l'APE, raggiunge l'istituzione e ne ottiene una risposta — e cosa succede quando la risposta manca, è negativa, o resta sulla carta.
- Voce. Il cittadino deposita un'istanza; l'APE competente la riceve, la istruisce e la formalizza.
- Dovere di esame. L'istituzione destinataria ha il dovere di prenderla in carico e di non lasciarla cadere nel silenzio.
- Relazione motivata pubblica. L'istituzione si pronuncia con una relazione pubblica che dice sì o no e ne espone le ragioni.
- Verifica dell'attuazione. Entro un anno, l'istituzione riferisce pubblicamente sullo stato di attuazione di ciò che ha accolto.
- In caso di rifiuto o di stallo. Si apre la via del referendum propositivo: la decisione torna ai cittadini.
Il referendum propositivo è la leva dura del sistema — l'unica — attivabile solo a procedimento ordinario esaurito, e costruito in tre stadi: pronuncia parlamentare obbligatoria, raccolta firme a soglia oggettiva se il Parlamento non recepisce, e infine il referendum, valido senza quorum di partecipazione quando i voti favorevoli superano un quarto degli aventi diritto al voto — circa 12,5 milioni di "sì" su un corpo elettorale di 50 milioni: alta, ma raggiungibile da una mobilitazione reale, e immune al boicottaggio per assenteismo che affligge il quorum classico.
Indennità e permessi di lavoro
Perché la partecipazione sia davvero aperta a tutti — e non solo a chi può dedicarvi tempo gratuitamente — chi è sorteggiato riceve un'indennità e ha diritto a permessi di lavoro retribuiti. Senza copertura del reddito perduto, l'orizzontalità diventerebbe una finzione: l'assemblea si distorcerebbe verso i ceti abbienti, diventando lo specchio di chi può permetterselo invece che del Paese reale.
Una proposta distinta: l'abolizione del Senato
Il progetto include, su un binario separato e indipendente, anche l'abolizione del Senato — una riforma che non dipende in alcun modo dall'esistenza dell'APE, e viceversa. Le due cose restano volutamente slegate: se una delle due proposte si ferma in Parlamento, l'altra prosegue per conto suo.
Difese contro lo svuotamento e contro il carrozzone
Chi legge questo progetto ha due timori legittimi e opposti: che l'APE venga svuotata e resa innocua da una maggioranza ostile, oppure che cresca fino a diventare un nuovo carrozzone costoso e autoreferenziale. Una clausola di non-regressione impedisce che una legge ordinaria riduca le garanzie e i poteri di voce dell'APE al di sotto del livello costituzionale. Sul fronte opposto, un Collegio di Garanzia vigila su regolarità del sorteggio, trasparenza e congruità delle risposte — ma non ha potere sanzionatorio proprio: accerta, sospende in via cautelare gli atti viziati, e trasmette all'autorità competente, che è obbligata ad aprire il procedimento e concluderlo con atto motivato.
I costi, detti con onestà
Un organo di partecipazione ha un costo reale, dichiarato senza abbellimenti: indennità ai sorteggiati, permessi di lavoro, uffici territoriali, piattaforma digitale, trasparenza in streaming.
Cosa insegna il mondo
Il modello APE non nasce nel vuoto: dialoga con le esperienze di democrazia partecipativa già sperimentate altrove, prendendone i pregi ed evitandone gli errori.
| Esperienza | Cosa insegna all'APE |
|---|---|
| Irlanda — Citizens' Assembly (2016-2018) | Un'assemblea di cittadini sorteggiati può affrontare temi divisivi e produrre proposte che il sistema recepisce. Conferma la praticabilità del sorteggio. |
| Belgio — Ostbelgien (dal 2019) | Primo Consiglio dei cittadini permanente per legge, con dovere delle istituzioni di rispondere e di rendicontare l'attuazione a un anno. |
| Francia — Convention Citoyenne (2019-2020) | Lezione cautelativa: raccogliere la voce e poi disattenderla senza risposta chiara la fa fallire. Da qui l'obbligo di relazione motivata, la verifica a un anno e il referendum come ultima istanza. |
| Italia — giudici popolari | Il sorteggio per una funzione pubblica delicata è già nel nostro ordinamento e funziona. L'APE ne estende il principio. |
Va detto con chiarezza cosa la Convention Citoyenne francese dimostra e cosa no: non dimostra che il sorteggio non funziona — dimostra che il sorteggio senza obbligo di risposta e senza sbocco è teatro. L'APE aggiunge esattamente le cose che alla Francia mancavano.
La Rete APE
Partecipazione Attiva ha aperto una rete che invita altre associazioni, movimenti e comitati civici a condividere questi principi, con peso paritario per ogni soggetto aderente: nessuna gerarchia tra chi aderisce, indipendentemente dalla dimensione o dalla storia di ciascuno.
→ Scopri la Rete APE e come aderire
Il documento, in una frase
L'APE non promette che le proposte dei cittadini vengano approvate — sarebbe falso. Promette qualcosa di più solido e verificabile: che nessuna proposta possa essere diluita o sepolta nel silenzio, che ciò che è accolto sia poi verificato in pubblico, e che chi è respinto abbia una via d'uscita reale.
Non un salvatore. Noi. I leader di noi stessi. Il documento integrale, con l'articolato costituzionale completo e tutte le garanzie, è disponibile per il download in questa pagina.